A Cura di Marco Tagliaferri

La scienza prosegue a passo spedito e i suoi successi vengono utilizzati anche nel campo dello sport. Nasce propri così l’utilizzo del dna per ottimizzare le prestazioni. Grazie all’azienda df medica siamo riusciti a fare analizzare i geni di Raimondi, per ottimizzare il suo piano di allenamento.

Cosa esce da questa analisi?

I dati che escono da questa analisi devono essere verificati e studiati attentamente per poter ottimizzare gli allenamenti, l’alimentazione e la supplementazione, permettendo così al motore dell’atleta di girare al meglio.

Lo studio dei geni su base sportiva permette di comprendere meglio la struttura muscolare, riusciamo a sapere se la sua predisposizione è alla forza esplosiva (maggiori fibre bianche) alla resistenza (fibre rosse) oppure se è una via di mezzo fra le due. In questo modo è possibile pianificare gli allenamenti sia sulla base della tipologia di sport svolto sia sulle caratteristiche dell’atleta, andando a dosare i carichi e gli strumenti di allenamento. Oltre a questi elementi le informazioni importanti riguardano la capacità di disintossicare il corpo e la risposta infiammatoria. Queste sono componenti che permettono di capire come recupera gli sforzi e come si depura l’organismo dell’atleta. Accanto a queste notizie che ci permettono di adattare da subito i carichi di lavoro vengono date una serie di informazioni sulla capacità di bruciare i grassi e gli zuccheri e sulla possibilità di assimilare meglio i nutrienti e le vitamine, di cui parleremo nei prossimi numeri

Serve il test?

Anche sulla base di quanto descritto sopra la risposta è affermativa, il test del dna è uno strumento in più, molto importante per programmare la stagione di un atleta di alto livello, sapendo meglio come potrà rispondere il suo corpo agli stimoli dati e aiutandolo se necessario al recuperare in modo ottimale.

ALCUNI ESEMPI.

Cosa significa: predisposizione allo sviluppo di fibre muscolari e come interviene?

Questa parte del test è fondamentale per comprendere il tipo di motore che abbiamo davanti e come ottimizzarlo per gli sport praticati. Volendo estremizzare i risultati possiamo anche sapere quali sono gli sport più adatti ad ogni persona per poterla indirizzare verso quelli da cui potrà ottenere maggiori risultati. Un tempo si potevano ottenere queste informazioni con una biopsia, ora è più semplice.

Ma cosa ci dice questo esame? Ci dice se le nostre fibre intermedie hanno la predisposizione ha trasformarsi più facilmente in fibre bianche o rosse, se siamo più velocisti o maratoneti e quindi da qui possiamo sapere come strutturare i carichi di allenamento, quali strumenti utilizzare e con quale frequenza.

Facciamo un passo indietro e descriviamo le diverse tipologie di fibre:

Le fibre Bianche sono predisposte alla forza esplosiva e alla velocità, vengono denominate IIB e hanno un metabolismo glicolitico lattacido sia anaerobico che aerobico. Prendono il loro nome dal colore chiaro dovuto in parte alla scarsità di emoglobina presente al loro interno.

Le fibre rosse sono atte a svolgere movimenti lenti e protratti nel tempo. Sono meno energivore e la loro colorazione è dovuta alla forte capillarizzazione e presenza di emoglobina. Hanno una forte presenza di mitocondri e sono concentrate in modo massivo soprattutto nei muscoli posturali.

Vi è poi un terzo tipo di fibre, dette intermedie o IIA, che possono modificarsi a seconda degli stimoli a cui vengono sottoposte. Queste possono diventare fibre ossidative(rosse) o glicolitiche (bianche) a seconda degli stimoli allenanti a cui sottoponiamo il nostro corpo.

Questa brevissima sintesi per inquadrare il discorso che andremo a fare.

Sapere attraverso il test del dna a che tipo di persona mi trovo davanti è importante per orientare gli allenamenti in modo da permettere al corpo dell’atleta di rendere al meglio delle sue possibilità. Parlando dell’enduro, dove sono necessarie doti differenti fra loro è chiaro che se mi trovo ad allenare una persona con una marcata predisposizione allo sviluppo delle fibre bianche lavorerò maggiormente sulla resistenza, poiché il suo corpo farà più fatica ad adattarsi alle ore in sella, viceversa se mi trovo ad allenare una persona con predisposizione verso le fibre rosse allora l’allenamento di forza e velocità avrà più importanza, questo per cercare di equilibrare l’atleta e permettergli di essere competitivo in ogni situazione. L’optimum sarà avere un atleta intermedio, dove lo sviluppo di fibre esplosive e di endurance sia simile, allora in questo caso potrò lavorare in modo più equilibrato sapendo che ci sarà uno sviluppo più omogeneo del muscolo.

COSA SUCCEDE SE SBAGLIO ALLENAMENTO?

Cosa può accadere se alleno un corpo predisposto alla esplosività con esercizi di rapidità? Che l’atleta in questione diventare massiccio, esplosivo ma faticherà a reggere la durata di una gara, mentre se alleno un corpo con predisposizione alle fibre lente solo con esercizi di endurance e pochi sovraccarichi avrò un atleta capace di concludere senza grandi problemi una maraton, ma probabilmente gracile e senza i watt necessari durante le PS.

Da questi brevi descrizioni si capisce come le informazioni che ci può dare il dna siano importanti nella costruzione dei piani di allenamento

E IL TEO?

All’inizio avevamo detto che Raimondi si era sottoposto a questo test, qual è il verdetto? Riguardo alle fibre muscolari lui ha una predisposizione intermedia, che permette di sviluppare ed allenare in modo equilibrato tutte le componenti. Per lo sport dell’enduro sicuramente è a situazione ottimale, l’unico accortezza da seguire è quella di variare il piano di lavoro con costanza per garantire una stimolazione completa dei suoi muscoli. Nei prossimi mesi porteremo esempi di come verranno attuate in modo concreto queste informazioni nel suo piano di lavoro


Se l'articolo vi ha incuriosito, Lunedì 16 aprile ore 20.30, nella sede di Villa Finlinea Ganassin - Via Mazzini, 56 - Rosà (VI), presentazione del libro all'interno della serata "Evoluzione del Centro di Ricerca".

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